
Una figura intenta a spingere una carriola da cantiere rappresenta un gesto quotidiano e al tempo stesso un simbolo profondo legato alla rinascita urbana. È questa l’essenza di Figure and wheelbarrow for L’Aquila, la nuova opera site specific realizzata da Ai Weiwei e inaugurata il 18 settembre davanti a Palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, sede del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, nell’ambito delle iniziative per la Capitale Italiana della Cultura 2026.
Curata da Giacinto Di Pietrantonio, l’installazione ha ricevuto il sostegno e la promozione di numerose realtà istituzionali e culturali, tra cui la Fondazione Carispaq, la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, il Comune dell’Aquila, il Comitato di coordinamento L’Aquila Capitale della Cultura 2026 e ANCE L’Aquila, con la collaborazione di Galleria Continua e dell’Associazione MU6. L’opera, alta quasi tre metri e lunga 3,40 metri, è costruita in acciaio e raffigura lo stesso artista mentre conduce una carriola.
Memoria personale e vissuto collettivo nell’opera per L’Aquila
La genesi dell’opera risale al sopralluogo effettuato dall’artista nel luglio 2025. Camminando nel centro storico e osservando i cantieri della ricostruzione post-terremoto, Ai Weiwei ha individuato nella carriola uno strumento umile ma potentemente evocativo del lavoro, della fatica e del processo di trasformazione della città dopo il sisma del 2009. Il tema possiede inoltre una forte risonanza biografica: nel 1938 il poeta Ai Qing, padre dell’artista, scrisse il componimento Carriola, un oggetto che lo stesso Ai Weiwei ha associato alla propria infanzia. L’installazione unisce così la memoria familiare alla storia collettiva della comunità aquilana.
Un ulteriore punto di contatto nella ricerca dell’artista è rappresentato dall’esperienza del terremoto del Sichuan del 2008, in seguito al quale Ai Weiwei documentò le drammatiche conseguenze dei crolli scolastici, legando indissolubilmente la propria pratica artistica all’impegno civile.
Durante la presentazione, l’artista ha sottolineato come la visita nei cantieri della ricostruzione abbia fatto emergere forti analogie con l’esperienza vissuta in Cina nel 2008, evidenziando al contempo la straordinaria capacità della città di rinascere attraverso la cultura e la bellezza.
Un simbolo permanente nello spazio urbano
La scultura non adotta una posa celebrativa o monumentale, ma ritrae un’azione concreta, ponendo la carriola come elemento di congiunzione tra l’individuo e lo spazio pubblico. L’oggetto richiama inoltre la memoria civile locale legata al 2010, quando il movimento noto come il “popolo delle carriole” entrò nel centro storico per rimuovere le macerie e protestare contro la lentezza dei lavori.
L’installazione si inserisce nel solco del legame già instaurato tra Ai Weiwei e il capoluogo abruzzese in occasione della retrospettiva Aftershock al MAXXI L’Aquila, superando tuttavia i confini museali per insediarsi stabilmente nello spazio pubblico della città, come confermato dal sindaco Pierluigi Biondi.
Il percorso e l’impegno civile di Ai Weiwei
Nato a Pechino nel 1957 e cresciuto in esilio con la famiglia, Ai Weiwei ha fondato alla fine degli anni Settanta il gruppo d’avanguardia Xing Xing (Le Stelle). Trasferitosi a New York nel 1981, ha approfondito il proprio linguaggio a contatto con le poetiche di Marcel Duchamp, Andy Warhol e del movimento Dada. Rientrato in Cina nel 1993, ha sviluppato una produzione multidisciplinare che spazia tra scultura, installazione, fotografia, architettura e design, ridefinendo costantemente il rapporto tra la tradizione storico-artistica cinese e i linguaggi contemporanei.
Negli anni successivi, l’utilizzo dei media digitali e dei social network ha reso centrale la sua voce critica sui temi dei diritti umani e della libertà di espressione, portandolo nel 2011 a una detenzione di 81 giorni da parte delle autorità cinesi. Tra i suoi interventi urbani e installativi più celebri figurano Fairytale per documenta 12 nel 2007 e Sunflower Seeds alla Tate Modern di Londra nel 2010. Nel campo dell’architettura ha cofondato FAKE Design e collaborato alla progettazione dello stadio olimpico di Pechino, il Nido d’Uccello. Tornato a viaggiare liberamente dopo il reintegro del passaporto nel 2015, ha continuato a indagare i temi dell’esilio e della migrazione anche attraverso il linguaggio cinematografico, come nel documentario Human Flow del 2017.
Fonte: Exibart
Crediti immagine: Fondazione: Carispaq, Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, Consiglio Regionale d’Abruz

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