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Nuove scoperte archeologiche in Italia e nel mondo: dai Romani al Perù

Il sito archeologico di Chan Chan nell'antico regno dei Chimù
Il sito archeologico di Chan Chan nell’antico regno dei Chimù

Il ritmo delle scoperte archeologiche in Italia e nel mondo continua a offrire preziosi aggiornamenti sul mondo antico, grazie all’impegno costante degli studiosi e delle campagne di scavo. Dalle testimonianze rituali dell’Antica Roma ai reperti pre-colombiani in Sud America, la ricerca restituisce tasselli fondamentali per comprendere la storia e le tradizioni delle civiltà del passato.

Il rituale del fulgur conditum a Villa Adriana

Nell’Antica Roma, il rito del fulgur conditum serviva a consacrare i luoghi colpiti da un fulmine, considerato manifestazione della volontà divina. Le tracce materiali legate all’evento venivano raccolte e sepolte nella terra con formule rituali e sacrifici. Durante le indagini archeologiche condotte nell’area dell’Anfiteatro di Villa Adriana, a Tivoli, dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, è emersa un’iscrizione riferita a un fulgur submanium, ossia un fulmine attribuito a Summano, la divinità romana dei fulmini notturni. La lastra con le lettere capitali FVLGVR SVBMANIVM si trova ancora nella sua posizione originaria e offre nuovi elementi per comprendere l’evoluzione e la sacralità dell’area nel corso del tempo.

Un acquedotto preromano nel territorio Reatino

Se la maestria ingegneristica dei Romani nella costruzione degli acquedotti è ampiamente nota, un recente rinvenimento nel territorio di Monteleone Sabino sposta l’attenzione all’epoca preromana. Il condotto idraulico a sezione ogivale, ispezionabile per circa cento metri e scavato all’interno di banchi conglomeratici e marnoso-argillosi di epoca plio-pleistocenica, testimonia una precoce e complessa antropizzazione del territorio Sabino. L’infrastruttura, caratterizzata da una notevole perizia tecnica, aveva probabilmente finalità agricole e di regimentazione delle acque.

Spighe di farro millenarie nel lago di Bolsena

Nel Lazio settentrionale, le indagini subacquee condotte nell’area archeologica del Gran Carro nel lago di Bolsena hanno portato alla luce recipienti in ceramica contenenti spighe di farro risalenti a tremila anni fa. Le particolari condizioni dell’ambiente subacqueo hanno permesso la conservazione di questo materiale organico, riconducibile a un insediamento del periodo protovillanoviano, attivo tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro. La scoperta è associata alla presenza di manufatti votivi che indicano l’esistenza di un’area sacra e di pratiche rituali.

La rara tomba a cubo nella città etrusca di Pontecagnano

Nel Salernitano, la campagna di scavi nell’antica Pontecagnano ha restituito una rara tomba a cubo risalente alla seconda metà del VI secolo a.C., appartenente a uno dei più importanti centri etruschi della Campania. La struttura in blocchi di travertino, caratterizzata da una forma a parallelepipedo ed ermeticamente chiusa da una grande lastra, era inviolata. Al suo interno è stato trovato un cratere figurato di produzione corinzia utilizzato come cinerario per i resti di un defunto, presumibilmente membro di una famiglia di alto rango. Il reperto testimonia l’importanza delle pratiche funerarie locali e la fitta rete di scambi commerciali nel Mediterraneo. I materiali recuperati sono ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano.

Il Perù prima degli Inca: il regno dei Chimù e i mausolei di Chan Chan

Dall’area andina arriva la notizia di un’eccezionale scoperta legata alla civiltà pre-colombiana dei Chimù, fiorita sulla costa settentrionale del Perù prima dell’ascesa degli Inca. Nel sito archeologico di Chan Chan, nei pressi di Trujillo, gli archeologi hanno riportato alla luce un mausoleo inviolato risalente a seicento anni fa all’interno del complesso murato di Utzh An. La tomba conteneva i resti di 38 corpi, tra cui uno scheletro in posizione distesa, accompagnati da ricchi corredi funerari con offerte devozionali, pietre preziose, vasellame e manufatti in argento e rame, ascrivibili all’élite del regno.

Fonte: Artribune

Crediti immagine: Courtesy: Soprintendenza ABAP