
Il Museum of Contemporary Art di Los Angeles ha scelto il suo nuovo direttore dopo una ricerca durata lunghi mesi. Si tratta di Jonathan Abbott, che per quindici anni ha ricoperto il ruolo di presidente e CEO dell’emittente pubblica GBH di Boston. Abbott è stato nominato CEO e Maurice Marciano Director del MOCA, assumendo ufficialmente l’incarico il 24 settembre 2026. Prende il posto di Ann Goldstein, la quale aveva guidato il museo a titolo ad interim in seguito all’uscita di Johanna Burton nell’estate del 2025. Goldstein resterà comunque attiva come advisor durante la fase di transizione prevista fino al mese di novembre.
Con questa nomina, Abbott diventa il sesto direttore del MOCA a partire dal 2008, segnando un’alternanza di leadership piuttosto insolita per il panorama museale degli Stati Uniti. La sua provenienza non è legata al settore culturale in senso stretto, bensì a una lunga carriera trascorsa nel mondo dei media. Si tratta dunque di un profilo marcatamente manageriale per l’istituzione losangelina, che si sta preparando a celebrare il cinquantesimo anniversario nel 2029 ponendo al centro della propria strategia la raccolta fondi, lo sviluppo digitale e l’ampliamento dei pubblici.
Abbott ha sottolineato di essere cresciuto considerando le istituzioni culturali come spazi pubblici destinati a tutti. Tra i traguardi fissati dal nuovo direttore figurano la valorizzazione della comunità filantropica e la creazione di un legame sempre più stretto tra il museo, gli artisti e il tessuto civico e culturale di Los Angeles.
Dai media pubblici alla guida del museo
Prima di approdare al MOCA, Abbott ha diretto per quindici anni GBH, uno dei principali produttori di contenuti per la televisione pubblica PBS e partner di NPR National Public Radio. Durante la sua gestione ha guidato un’organizzazione composta da circa ottocento dipendenti, gestendo un budget operativo annuale di circa 225 milioni di dollari. Ha inoltre coordinato una campagna di raccolta fondi da 215 milioni di dollari e favorito la crescita degli asset aziendali da circa 225 milioni a un miliardo di dollari.
Nel corso del suo incarico, Abbott ha seguito da vicino la transizione digitale dell’emittente e ha contribuito allo sviluppo di PBS Passport, la piattaforma on demand del servizio televisivo pubblico americano. Proprio questa competenza nella gestione di strutture complesse e nell’espansione dell’accesso ai contenuti culturali ha influito in modo determinante sulla scelta del consiglio di amministrazione del museo.
Nonostante la natura manageriale del suo percorso, l’arrivo di Abbott non ridimensiona la struttura curatoriale del MOCA. Il museo ha infatti ribadito che il nuovo direttore lavorerà in stretta collaborazione con il team guidato da Clara Kim, Chief Curator e Director of Curatorial Affairs, affiancata dai senior curator Bennett Simpson e José Luis Blondet.
Un’istituzione nata dalla scena artistica di Los Angeles
Il MOCA nacque alla fine degli anni Settanta con l’intento di dotare la città di Los Angeles di uno spazio interamente votato all’arte contemporanea. Alla nascita dell’istituzione presero parte collezionisti, artisti, mecenati e rappresentanti della comunità cittadina, dando vita a un legame profondo con la scena artistica locale che è rimasto saldo nel corso degli anni.
Attualmente il museo sviluppa le sue attività su due sedi principali. La struttura situata su Grand Avenue, nel centro di Los Angeles, porta la firma dell’architetto giapponese Arata Isozaki ed è stata inaugurata nel 1986. A questa si aggiunge il Geffen Contemporary, situato a Little Tokyo: aperto nel 1983 come sede provvisoria con il nome di Temporary Contemporary e riconvertito da Frank Gehry all’interno di un ex edificio industriale, lo spazio si è presto affermato come uno degli ambienti ideali per accogliere installazioni di grandi dimensioni.
La collezione del museo custodisce oggi circa ottomila opere, create prevalentemente dal secondo dopoguerra a oggi. Un momento cruciale per la costituzione del patrimonio artistico si registrò nel 1984, grazie all’acquisizione di una parte della raccolta di Giuseppe Panza, composta da circa ottanta lavori firmati da esponenti di spicco dell’Espressionismo astratto e della Pop Art, tra cui Franz Kline, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg e Mark Rothko. Nel corso degli anni successivi, donazioni e nuove acquisizioni hanno ulteriormente arricchito la presenza dell’arte californiana e delle tendenze concettuali, performative e installative.
Sul piano espositivo, il MOCA si è affermato grazie a importanti ricognizioni storiche del secondo Novecento, come A Forest of Signs, Out of Actions, WACK! Art and the Feminist Revolution e Art in the Streets, oltre a retrospettive di rilievo dedicate a maestri quali John Baldessari, Barbara Kruger, Jeff Wall e Takashi Murakami.
Un decennio di transizioni al vertice
L’arrivo di Abbott si inserisce in una fase caratterizzata da numerosi avvicendamenti direttoriali. Nel 2018 il MOCA aveva scelto Klaus Biesenbach, subentrato a Philippe Vergne in un periodo segnato anche dal licenziamento della chief curator Helen Molesworth. Durante la pandemia, il museo aveva dovuto fronteggiare riduzioni salariali, congedi e licenziamenti, pur introducendo nel frattempo l’ingresso gratuito.
Nel 2021 Biesenbach lasciò Los Angeles per assumere la direzione della Neue Nationalgalerie di Berlino, cedendo il testimone a Johanna Burton, la prima donna a guidare il MOCA. Burton ha lasciato l’istituzione nel 2025 per dirigere l’Institute of Contemporary Art dell’Università della Pennsylvania, spingendo il museo a richiamare Ann Goldstein per la guida temporanea.
Nonostante i mutamenti alla guida, il MOCA ha preservato la propria centralità nel sistema dell’arte contemporanea statunitense, portando avanti progetti espositivi significativi come Monuments, focalizzata sulla rilettura critica dei monumenti confederati attraverso il filtro dell’arte contemporanea.
Verso il cinquantenario del MOCA
Con lo sguardo rivolto al traguardo del cinquantenario nel 2029, il Board del museo ha affidato ad Abbott il mandato di consolidare la stabilità finanziaria, ampliare la rete dei sostenitori e intessere nuove relazioni con una città il cui volto culturale è profondamente mutato rispetto all’epoca della fondazione dell’istituzione.
La provenienza dal settore dei media pubblici delinea chiaramente le priorità individuate dal MOCA per questa nuova fase gestionale. Mentre la direzione scientifica rimane saldamente in mano al team curatoriale, al nuovo CEO spetterà il compito di accrescere il pubblico, rafforzare le risorse economiche e promuovere forme inedite di partecipazione e accesso alla cultura.
Poco dopo la nomina, Abbott ha ribadito che il museo è stato edificato dagli artisti e dai leader civili della città. Per questa ragione, il percorso di avvicinamento al cinquantenario rappresenterà l’occasione ideale per ridefinire il posizionamento e l’impatto del MOCA nella Los Angeles del futuro.
Fonte: Exibart
Crediti immagine: Museum: of Contemporary Art di Los Angeles ha scelto il suo nuovo direttore: Jonathan

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