
Nel cuore di Roma, proprio di fronte al Colosseo, si erge il Colle Oppio. Duemila anni fa questa zona era un quartiere densamente edificato, mentre oggi appare come un parco soleggiato da cui emergono imponenti resti delle antiche Terme di Traiano. Quest’area continua a restituire straordinarie meraviglie archeologiche: sotto le terme si trovano infatti le sale riccamente decorate della Domus Aurea di Nerone, accessibili attraverso percorsi immersivi. Tuttavia, quando l’imperatore Traiano livellò la superficie per realizzare la piattaforma delle sue terme, inaugurate nel 109 d.C., una serie di edifici preesistenti fu sepolta. Tali strutture sono tornate alla luce grazie a campagne di scavo condotte tra il 1997 e il 1999 all’interno di una galleria sotterranea lunga circa 70 metri.
Il nuovo Museo delle Terme di Traiano
Un video per approfondire il tema
La città di Roma ha inaugurato questo spazio sotterraneo con il nome di Museo delle Terme di Traiano. All’ingresso, la struttura accoglie i visitatori con una piccola libreria situata sulla destra e, sul lato opposto, con una sala irregolare che custodisce gli unici reperti direttamente collegati all’impianto termale: otto grandi tubature in piombo su cui spicca la scritta in rilievo THERM TRAIANI, sorprendenti sia per le dimensioni sia per il loro stato di conservazione. La parte restante della galleria voltata ospita invece due straordinarie opere d’arte collocate nel loro contesto originale.
Il grande mosaico e la sua architettura illusionistica
Al di sotto del livello di pavimentazione della galleria, gli archeologi hanno rinvenuto un mosaico su vasta scala esteso su due lati di una sala di enormi proporzioni, che misura circa 10 per 15 metri ed è alta ben 12 metri. Sebbene gli scavi non abbiano ancora raggiunto il pavimento originario e il mosaico sia gravemente danneggiato con una sopravvivenza stimata intorno al 20%, lo spettacolo visivo rimane straordinario. Le pareti facevano probabilmente parte di un ninfeo o di una sala con fontana, dotata di una nicchia centrale che in origine ospitava una statua.
La porzione superiore dell’opera si ispira alla pittura parietale antica, caratterizzata da un’architettura illusionistica che comprende colonne sottili con capitelli elaborati e simboli dionisiaci. Questi elementi sorreggono piattaforme su due livelli, richiamando la struttura di una scena teatrale, la cosiddetta scenae frons. All’interno di questi spazi si inseriscono due tipologie di figure: statue simulate, come un centauro visibile nella parte alta, e una serie di ritratti a colori caratterizzati da una forte intensità psicologica. Tra questi, due volti scoperti per primi dagli archeologi hanno suggerito la denominazione di Mosaico della Musa e del Filosofo.
L’uso di questo ambiente, databile tra il Grande Incendio di Roma del 64 d.C. e la fine del regno di Domiziano nel 96 d.C., viene ricondotto a una grande sala di rappresentanza imperiale, un oecus. La regolarità delle parti mancanti suggerisce inoltre che le tessere in vetro blu del mosaico siano state rimosse in epoca successiva per essere riutilizzate.
Il frammento di affresco e la città dipinta
All’estremità della galleria traianea si trova un’altra importante scoperta: un ampio frammento di un affresco insolito. Risalente allo stesso arco temporale compreso tra il 64 d.C. e il regno di Domiziano, l’opera si trova a livello del suolo ed era stata originariamente dipinta sulla facciata esterna di un edificio differente, demolito per fare spazio alle terme. L’affresco raffigura una città vista a volo d’uccello, ricca di dettagli architettonici tra cui mura turrite, una porta principale, un odeon coperto per letture poetiche, un tempio, un portico quadrangolare e numerosi edifici residenziali, oltre a un porto fortificato. Gli studiosi ipotizzano che possa trattarsi di una città immaginaria, di un centro mediorientale o persino di Londinium.
Le dichiarazioni istituzionali
Durante la conferenza stampa inaugurale, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sottolineato il valore simbolico e culturale dell’apertura. Con questo intervento si restituisce alla città un luogo accessibile che custodisce testimonianze uniche della storia romana. Il restauro della città dipinta e del grande mosaico testimonia la straordinarietà di Roma, dove qualsiasi intervento sul patrimonio storico può fare emergere nuovi frammenti del passato e arricchire la conoscenza collettiva.
Fonte: Hyperallergic
Crediti immagine: photo: Anthony Majanlahti/ Hyperallergic ) ROME — In the newly opened Mus

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