
Due importanti archeologi iracheni sono stati arrestati nel corso del mese, alimentando forti timori sul fatto che i provvedimenti possano essere ritorsioni legate alle loro critiche pubbliche contro la corruzione all’interno del Consiglio di Stato per le Antichità e il Patrimonio (SBAH), l’ente che sovrintende al settore archeologico del Paese.
Il caso di Ali Tabar
L’archeologo Ali Tabar è stato arrestato il 17 settembre con l’accusa di estorsione. Considerato uno dei principali operatori di droni per il rilevamento aereo dei siti prima e dopo gli scavi, Tabar ha lavorato fino a tempi recenti per la SBAH. In passato ha inoltre collaborato con squadre di archeologi internazionali attive in Iraq, tra cui la Sapienza Università di Roma e l’Università di Berna.
La SBAH ha sostenuto che Tabar avrebbe collaborato con tali team internazionali all’insaputa dell’agenzia governativa, ricevendo fondi in modo illecito. In una nota pubblicata sui social media, la stessa autorità ha ribadito il proprio sostegno a misure di contenimento contro qualsiasi pratica ritenuta dannosa per la reputazione del Paese e per la sicurezza delle missioni straniere.
Durante l’udienza, Tabar avrebbe respinto le accuse, suggerendo che il suo arresto sia in realtà collegato alla sua campagna contro la presunta corruzione all’interno della SBAH. Secondo quanto riportato, l’ente avrebbe permesso lo sviluppo immobiliare a spese di centinaia di siti archeologici nel corso dell’ultimo decennio.
La distruzione dei siti storici
Tra i siti coinvolti vi sarebbe Samarra, la capitale dell’Impero abbaside risalente al IX secolo, documentata proprio attraverso i rilievi aerei di Tabar. Nonostante i monitoraggi avessero evidenziato la presenza di numerose chiese e monasteri cristiani accanto a moschee e palazzi califfali, l’area è stata demolita con i bulldozzer nei mesi scorsi.
Prima di denunciare la situazione sui social media, Tabar aveva sottoposto la questione alla Commissione per l’Integrità dello Stato, al servizio di pubblica accusa e alla polizia.
Il coinvolgimento di Amir Al-Jumaili
Nei provvedimenti restrittivi sarebbe coinvolto anche Amir Al-Jumaili, professore dell’Università di Mosul, il quale aveva criticato pubblicamente le acquisizioni di terreni da parte della SBAH a Ninive, la storica capitale dell’Impero neo-assiro. Al momento non è ancora chiaro se Al-Jumaili sia stato rilasciato o se si trovi in attesa di giudizio.
Fonte: ARTnews
Crediti immagine: Fonte: ARTnews

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