Biomacchine di Emilio Antonelli

MOSTRE, ROMA, 15 FEBBRAIO 2011

La singolare commistione dell’umano e dell’alieno, della carne e della macchina – per citare le parole del suo autore – è la peculiarità più evidente di quest’arte realizzata con costruzioni materiche complesse e assemblaggi eterogenei che ci riportano dentro una dimensione alternativa certo non augurabile ma sicuramente possibile. Una sorta di futuribile pseudo-realtà scaturita dalle profondità dell’inconscio di Emilio Antonelli che vuol essere azione liberatoria, forse catartica, di incubi nascosti, fantasmi della mente che si materializzano in creature fuori di questo mondo di cui non sappiamo il grado evolutivo d’intelligenza né le potenziali intenzionalità dell’istinto. Rappresentare e guardare da osservatori attenti un’inquietudine o una fobia, in psicanalisi significa esorcizzarle e, in qualche modo, compiere un atto liberatorio. Laddove non vi sia l’intento di creare il sensazionalismo fantascientifico – attribuibile al filone dell’illustrazione di maniera – vi è dunque la seconfda via dell’indagine interiore tutta mentale che riporta l’attenzione sull’incertezza e le paure di un’epoca controversa ed irrazionale quale la nostra. Antonelli indaga su se stesso ed il suo lavoro espressivo diviene strumento di autoanalisi e conoscenza interiore. La maestria tecnica e il gusto per la sperimentazione ardita di materiali eterogenei combinati fra loro, gli consentono risultati compositivi di sicuro effetto che non lasciano in nessun modo indifferente lo sguardo ma, al contrario, costringono ad una riflessione intensa che può svilupparsi in svariate direzioni. Non ultima, la considerazione del rapporto conflittuale fra progresso tecnologico e dimensione umana, ovvero la sottile dipendenza creatasi nel mondo contemporaneo fra uomo e macchina, con la possibilità che quest’ultima possa sopraffare le ragioni più intime e vere di quell’Amore cosciente che ci contraddistingue come specie. Saremo ancora noi a dominare la realtà o verremo dominati, come diceva Goya, da un sonno della Ragione che genererà mostri?

In ultima analisi, forse il criptico messaggio di Antonelli è proprio questo.

G. Bonomo

Biografia

Emilio Antonelli nasce a Padova il 9/10/1976. Si diploma al liceo artistico “Sacro Cuore” di Padova nel 1997, e qui apprende i rudimenti tecnici del linguaggio pittorico. Prosegue a Milano la sua formazione presso lo I. E. D. ( Istituto Europeo di Design), dove si diploma nel 2000 in illustrazione editoriale. Al termine di una breve esperienza lavorativa presso un illustratore, orienta la propria ricerca artistica in campo musicale, dedicandosi per una decina d’anni allo studio, all’interpretazione e all’insegnamento della batteria, frequentando anche importanti corsi a NY. Dopo la pubblicazione di due libri per l’infanzia nel 2010 editi da Aurelia ed., di cui cura l’illustrazione e, a seguito di inaspettate vicende della vita, sente la necessita’ di riprendere in mano i pennelli. Nasce in un brevissimo arco di tempo e con uno slancio di spontaneità questa serie di quadri, in parte frutto di visioni maturate negli anni precedenti, rinnovate da una esigenza espressiva carica di forza.

Il mio universo interiore di Emilio Antonelli

Al centro di tutta la mia ricerca artistica, sia in campo musicale sia figurativo, ritrovo una necessità d’espressione. Questi miei recenti lavori nascono dal subconscio, dalle tensioni e dalle immagini che popolano la parte più profonda di me stesso. Potrei definirle come creature nate dai miei incubi, dalle mie angosce; sono “esseri” che hanno preso vita da mie esperienze personali. Sono assemblamenti di carne e macchine, e di squilibri ed equilibri; sono creature monche, incapaci di vivere autonomamente in una dimensione “reale”, pur essendo “vivi”. E’ come se fossero parti di esseri umani ed animali, rimontate senza una logica funzionale con elementi tecnologici, frutto della mia fantasia di “scienziato pazzo” (ed in questo trovo un rimando ai quadri di Giger e Moebius). La dimensione dentro cui vivono è il mio inconscio; sono quindi raffigurazioni dirette, fresche, del mio universo interiore, prive di uno studio logico, e la loro personalità sfugge anche alla mia interpretazione…

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