Fabio Colussi

MOSTRE, ROMA, 20 GENNAIO 2012

a cura di Enzo Leka e Riccardo Tartaglia
testo critico di Claudio H. Martelli

L’incanto quieto della pittura di Fabio Colussi non nasconde segreti,non si cela dietro l’arcano di procedimenti tecnici innovativi,ma fa leva, secondo canoni tradizionali,sulle suggestioni dell’immagine e del colore. I suoi paesaggi marini, le sue vedute del porto di Trieste, non mirano, come si potrebbe supporre, al vero, ma hanno l’ambizione di proporre attimi di tempo, trasformati fotogrammi di quella storia infinita che la vita.
A tal punto da non dipendere pi dal contesto che li ha ispiratiper divenire del tutto autosufficienti, senza alcun bisogno di pretesto o giustificazione: pittura di memoria o d’invenzione, idealistico sguardo pieno di poesia che si propone di catturare in modo particolare la luce nei momenti di pi eclatantemagia. Lo hanno ben compreso i visitatori delle mostre cui Colussi ha preso parte recentemente all’estero-Barcellona, Stoccolma, Klagenfurt- dove non si sa nulla dei luoghi rappresentati e dove non ha peso alcuna compiacente agiografia o sentimentalismo. Colussi ormai da anni lavora all’interno di un mondo conchiuso ma non chiuso,sviluppa un discorso tematico preciso affidando ad ogni quadro,allo stesso tempo, l’intero suo mondo e una frazione di esso nella consapevolezza che nessun’opera,per quanto riuscita,potrà mai dire l’emozione profonda ed irripetibile
che continuamente si genera e si spegne.
Claudio H. Martelli

comunicato stampa: TAAR responsabile Regina Nobrez Mariangela Mutti

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