L’emozione della realtà – Emanuele Biagioni

MOSTRE, ROMA  SETTEMBRE 2006

a cura di Riccardo Tartaglia
presentazione e testo critico Adelinda Allegretti
Con il patrocinio del Comune di Roma e della Camera di Commercio

Sabato 9 settembre 2006, alle ore 19,00 in concomitanza con l’evento romano “La Notte Bianca” (8-9 settembre), presso la Galleria Tartaglia Arte, via XX Settembre 98 c/d Roma, verrà inaugurata, con una degustazione di vini dell’Azienda Agricola Castel de Paolis di Grottaferrata, la mostra personale del pittore toscano Emanuele Biagioni.
L’esposizione delle sue nuove opere, ispirate e dedicate a Venezia e a Roma con i suoi vicoli e scorci suggestivi, è curata dal direttore artistico Riccardo Tartaglia, con la presentazione e testo critico della Dr.ssa Adelinda Allegretti. La mostra durerà fino al 2 ottobre secondo gli orari della Galleria (10/14-16/19.30), nella serata inaugurale in occasione del “La Notte Bianca” la galleria rimarrà aperta fino a notte inoltrata .

Emanuele Biagioni è nato a Barga nella bellissima terra di Garfagnana, terra di incanti e poesia poco distante dalla casa del poeta Giovanni Pascoli a Castelvecchio.
Diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1995,ha frequentato il corso di incisione a colori di S.N. Kraczyna 1° livello a Barga (LU) e 2° livello a Olomouc (Repubblica Ceca).
L’artista è sedotto dalla bellezza della natura e dai colori della sua terra, dove l’aria limpida e cristallina sembra narrare favole antiche sopite nella memoria degli uomini.
Esprime le sue emozioni traducendole in poesia di colori e immagini evocanti ricordi di bambino e angoli di paesaggio.
Visioni della natura e appunti di memorie si realizzano nelle sue tele eseguite con grande capacità di racconto lirico, che rivela la sua adesione ad alcune correnti artistiche, prima fra tutte l’impressionismo e i suoi geni (Monet, Sisley, Pisarro, Van Gogh consacrati alla genialità artistica dai difetti della stessa natura), resa evidente negli effetti di luce vibrante che corrono sulla superficie del colore spesso condotto a spatola in materiche nuances che accendono di atmosfere seducenti cieli, colline, città, spiagge e acque.
L’artista nei suoi “appunti d’olio” stabilisce un legame profondo tra visione e realtà, come se quest’ultima nascondesse un misterioso livello di verità che solo il rapporto emotivo artista/mondo può rivelare; la natura non è per lui qualcosa “da rappresentare” bensì un’emozione da dipingere che filtrata dall’animo dell’osservatore fa scaturire suggestioni profonde.
I suoi paesaggi dal carattere intimista e solitario,avvolti dall’aura della lontananza e sottratti alla presenza dell’uomo, sembrano voler visualizzare versi pascoliani tanto legati ad un mondo rurale, che con i suoi simboli sta per scomparire:
“..Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le chiese di campagna che erbose hanno le soglie: un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita, un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese..”[Pascoli- L’Aquilone]
La sua tecnica nasce dall’urgenza di tradurre l’istante dell’emozione, il gesto è quindi veloce e il rigore disegnativo cede il passo al dominio di una pennellata dal carattere sempre più astratto; le sue ultime opere fanno intravedere anche una forza “espressionista” e un vigore di pennellate fluide ma decise che alternano toni cupi e tocchi accesi di colore, in cui predomina il giallo, la cui interazione cromatica è corrispondente alla complessità delle sensazioni da esprimere.
L’armonia nasce come per incanto e osservando scorrere davanti ai nostri occhi, quasi rapiti e persi, i suoi paesaggi dove regna calma e tranquillità, sembra di udire in lontananza il piano di Debussy suonare il “Chiaro di luna”; tutto sembra pervaso da un arcadico silenzio che permette alla luce, con le sue trasparenze e varianti, di essere la protagonista.
L’artista come un solitario direttore d’orchestra è davanti al vuoto della tela con mille sogni, immagini, dolori e passioni consapevole di essere medium sacrificale della bellezza.

L’arte contemporanea ci disabitua sempre più alla bellezza di un tramonto, di una barca dalla vela dispiegata che scivola in mare aperto o di un’onda che si infrange impetuosa sulla costa. Tutte immagini che per quanti vivano immersi nella frenesia e nel traffico cittadini appaiono avulse dalla realtà contingente, quasi testimonianza di tempi ormai lontani, definitivamente trascorsi. Lo spettatore odierno, avvezzo a vedere riflesse nelle opere d’arte i problemi, le brutture e i drammi che lo circondano nella vita reale, sta perdendo il gusto delle cose semplici, come pure l’ottimismo nei confronti della vita. Sono questi i valori di cui Emanuele Biagioni si fa portavoce, peraltro adottando il linguaggio, quello della pittura ad olio su tela, tradizionale per antonomasia.
I suoi paesaggi, più che riprodotti, sono evocati: digradano in lontananza, sotto un cielo ricco di sfumature, ottenuto -come le acque- sovrapponendo pennellate cariche di colore, sovrapposte freneticamente l’una alle altre, talvolta persino gestuali. Il controluce fa il resto, rimandando allo sguardo la silhouette nera degli edifici, i contorni sfocati di Nôtre Dame de Paris, della cupola romana di San Pietro, oppure di S. Giorgio e di S. Marco a Venezia. Evocati. Non è un termine che abbiamo scelto a caso. A Biagioni non interessa la pedissequa rappresentazione della realtà, quanto piuttosto la forza evocatrice di quello scorcio. Quella che ferma sulla tela, come un moderno Monet, è la vibrazione atmosferica, l’energia che avvolge il creato, catturato in una frazione di tempo della sua perpetua trasformazione. Biagioni sa che, seppure i soggetti dovessero ripetersi all’infinito, sarebbero pur sempre simili ma profondamente diversi l’uno dall’altro.
In occasione di questa mostra l’artista toscano fa un vero e proprio omaggio alla città che lo ospita, proponendo inediti tramonti su Castel Sant’Angelo ed il Tevere, su San Pietro ed i Fori Imperiali. Puro lirismo. Un invito a lasciarsi, almeno per un attimo, tutto alle spalle ed a godere e riappropriarsi, con ottimismo, di un rinnovato e benefico rapporto con la Natura.

Adelinda Allegretti

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