Il NON di Stefano Davidson, Seconda Esposizione Mondiale

MOSTRE, FIRENZE  SETTEMBRE 2009

Organizzazione artistica a cura di:
Tartaglia Arte di Riccardo Tartaglia

Autore: Stefano Davidson

Comitato promotore: Dott.Andrea Valenti

Produzione evento Dott. Fabrizio Guarducci

Presidente dell’Istituto di Arte e Cultura “Lorenzo de’ Medici” di Firenze

Consulente tecnico per installazione e la realizzazione del catalogo Arch. Alessandro Guaitoli

Ufficio stampa e sviluppo relazioni media Dott. Lapo Chirici

Inaugurazione e Apertura al pubblico
Mercoledì 30 Settembre ore 18,00

Durata Mostra: 30 Settembre ? 02 Ottobre

Chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini
(via Faenza 41 – FIRENZE)

Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Firenze, arriva a Firenze presso i locali della Chiesa in San Jacopo in Campo Corbolini la Seconda Esposizione Mondiale NON.
Fondato dall’artista Stefano Davidson, il NON si propone quale ultima frontiera delle arti visive e plastiche, ambendo tuttavia ad espandere la propria influenza ad ogni forma d’arte esistente.

Dopo la prima esposizione capitolina dello scorso Aprile al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, questa di Firenze anticiperà la tappa di Milano ed il successivo tour mondiale del 2010 che toccherà alcune delle più importanti metropoli quali Parigi, Madrid, Londra, New York, Brasilia e Melbourne. Alla conferenza stampa di presentazione di questa mattina hanno partecipato oltre all’artista anche Leonardo Bieber, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Firenze, Fabrizio Guarducci, presidente dell’Istituto di Arte e Cultura “Lorenzo de’ Medici” e l’architetto Alessandro Guaitoli.

12 NON opere autenticate con l’impronta digitale impressa con il sangue dell’autore e dedicate al tema della mancanza di assenze nel mondo cosiddetto civile, con l’intento di sensibilizzare e non dimenticare che – a tutt’oggi – gran parte della popolazione vive quotidianamente l’assenza sulla propria pelle.

Un miliardo di persone che soffre per mancanza d’acqua, 950 milioni per mancanza di cibo, 2 miliardi di senzatetto, 200 milioni di disoccupati, oltre all’incalcolabile numero di esseri umani che soffre per la mancanza di libertà sono solo alcuni numeri che testimoniano le grandi assenze che fanno sentire la loro imponente presenza.

«Questi dati agghiaccianti, uniti ai contenuti del non, possono far capire ancora di più il motivo per cui da questa parte del mondo c’è davvero bisogno di un po’ più di assenze visto che queste consentirebbero probabilmente la formazione di qualche presenza dove il confine tra i due concetti è davvero questione di vita o di morte», ha affermato l’autore.

Dato che il NON si pone quale possibile momento di neo-genesi del tutto e, volendo evitare un’immediata collocazione all’interno di una qualsivoglia branca dello scibile umano, ecco che per la presente manifestazione è stata scelta una sede non esclusivamente dedicata soltanto alle arti visive, quale la chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini.

La non essenza o, meglio, l’essenza dell’assenza.

Perché non
Il non nasce dall’esigenza di riflettere sulla sempre più preoccupante assenza di “assenze” all’interno delle cose umane nel mondo cosiddetto “civile”. Tutto è compresso, tutto è pieno di tutto, tutti sembrano aver bisogno di tutto e subito. Per ragioni commerciali ormai ogni nicchia di spazio e di tempo è stata riempita al limite della sua capienza. Dai muri delle città alle ex-immensità dell’etere, dal reale al virtuale, tutto è occupato da qualcosa. In pratica non rimangono più atolli di assenza, zone franche, tregue sensoriali ove poter riposare la mente, che non ha più il tempo di generare proprie fantasie, poiché colma di quelle di altri, indotte a forza giù per il nervo ottico, la coclea, le narici o la gola. Non c’è più tempo per pensare a ciò che stiamo vivendo quotidianamente, poiché già domani dovremmo analizzare qualcosa di nuovo, che magari sarà esattamente l’opposto di ciò che abbiamo appena sperimentato. Ogni cosa ed il suo contrario esistono e sono qui, ora. Il non nasce per dirci che ora c’è bisogno di tirare il fiato, di frenare, di smetterla di guardare cosa fanno, o hanno fatto gli altri, e fare qualcosa noi. C’è bisogno di rientrare in noi stessi e di occuparci di ciò che abbiamo dentro, di pensare con le nostre singole teste e di tornare ad essere individui. Il non è la nostra capsula di salvataggio, è il nostro singolo spazio di sopravvivenza.
Il non, in primis, siamo noi!

Cos’è non
Il non è il vuoto che compensa il pieno. Il non per sua stessa morfologia non è, non è stato e non sarà. È infatti nulla lo stesso concetto di non, poiché esso nega a priori la propria esistenza in quanto concetto, ammettendo se stesso solo in quanto assenza. Il non è quindi un niente, ma è un niente come lo zero, come quel numero cardinale che indica la mancanza di ogni valore che però, in un sistema di numerazione posizionale su base decimale, aggiunto alla destra di altre cifre, serve a moltiplicarle per dieci. Il non è quindi assenza, è nulla, ma non un nulla definitivo, uno stato di inerzia e di inesistenza, bensì un nulla procreante. Il non infatti non considera il nulla in quanto assenza di una presenza, bensì quale presenza di un assenza. In non il nulla è il paradigma, esso è la perfezione ed è qui, ora, ma specialmente è il tutto perché dal niente tutto può essere generato. Il non è una porta sull’incognito. Il non è il vuoto assoluto, è l’universo stesso in attesa del Big Bang, è lo spazio primordiale, è un inizio e una fine insieme. Il non è il concavo in un mondo convesso. Il non è il massimo femminino. Il non è la gravidanza perenne. Il non è ciò che verrà dopo. Il non è il domani che oggi non c’è e che in ogni oggi che vivremo non potrà mai esserci, ma che tutti cercheremo sempre e comunque di immaginare. Il non sarà sempre un passo oltre la nostra presenza. Il non è oltre la percezione sensoriale. Il non è il virtuale supremo.
Il non è Dio!

non in ARTE
Il non è il dogma dell’arte. Il non è infatti l’arte dell’assenza, ovvero la mancanza di qualunque forma d’arte nel senso materiale del termine. Il non sostituisce la presenza di qualunque creazione artistica con la sua latitanza, evidente nella sua manifestazione tanto quanto lo sarebbe la sua presenza. Il non è la concretizzazione del massimo paradosso artistico, quale la preferenza dell’assenza di una espressione artistica, piuttosto che la sua stessa presenza. L’opera d’arte nella concezione del non si impone solo in quanto potenziale. Il che significa che l’arte non “deve essere”, ma “può essere”. Il non ha eliminato anche la struttura più essenziale nel suo cammino verso la perfezione, inseguendola attraverso l’intuizione di Antoine de Saint-Exupery che asserì che “la perfezione si ottiene non quando non c’è altro da aggiungere, ma quando non c’è altro da togliere”. Il non porta nell’arte quel nulla che già nella scienza e nella matematica si è fatto problematico e inquietante e che ricopre un ruolo altrettanto fondamentale, se non addirittura maggiore, della stessa realtà apparente. Il non è il sottoinsieme di ogni possibile insieme artistico. Il non rappresenta il massimo del minimalismo. Il non è ciò che Paul Klee cercava disperatamente, ciò che è “al di là dell’apparire”, ossia ciò che va oltre la “comune radice terrestre”. Il non è ciò che cercava Malevic quando realizzò il “quadrato bianco su bianco” tentando di bucare lo spazio pittorico nella direzione del “puro spazio originario”.
Il non è un “buco bianco”, uno “stargate” generato agli antipodi di un’arte ormai divenuta un “buco nero” che inghiotte, oltre a se stessa, tutto quanto esula dalla sua propria essenza.
Il non è tutto ciò che si nasconde oltre i “tagli” di Fontana.
Il non è tutta l’arte mai vista.
Il non è tutta l’arte che avrebbe potuto essere ma non è stata, tutta quella che può essere ma non è, tutta quella che potrebbe essere ma non sarà.
Il non è tutta l’arte insita in ogni animo umano.

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