Patricia Toscano

Critico e curatore d’arte Patricia Toscano

15 anni di esperienza in vari settori dell’industria creativa. Ha creato e sviluppato progetti strategici e commerciali in Brasile e all’estero. Professionista creativo e multidisciplinare, con conoscenze che forniscono portata d’azione in funzioni relative a cultura, design, arte e innovazione. Autodidatta, dinamico, dedicato, responsabile, risolutore e impegnato. Lavora facilmente in gruppo, disposta a imparare, scambiare esperienze e condividere conoscenze. Appassionato di arte, dedicato agli studi e alla ricerca di nuove sfide nel mercato delle arti visive, in particolare dell’arte contemporanea.

TESTI CRITICI


Arte il segno della vita

“Ognuno il suo stilo, l’Arte il senso della vita” – indaga sull’intersezione di più lingue, stili e tecniche delle arti nelle loro intersezioni e particolarità. La mostra collettiva di arti visive, con la sua narrativa e unimultiplicità oltre i confini, riunisce opere di 33 artisti internazionali che dialogano esteticamente tra loro. Poetiche, temi e approcci diversi che condividono lo stesso spazio espositivo, una risposta concreta e positiva alle domande e alle critiche che le relazioni tra arte e filosofia hanno costruito nel tempo.

Gli artisti, tutti nomi importanti della scena artistica, durante i loro anni di attività, lasciano che le loro opere parlino per loro. Con varie tecniche, ognuna è protagonista e usa il proprio linguaggio artistico come voce. Con perfetta padronanza ed espressività, rivendicano piena autonomia e un nuovo senso di universalità. L’arte, come linguaggio universale, unisce i regni attraverso questo elemento comune. Solo lei può unire ciò che è spesso ideologicamente separato.

In tutto lo spazio espositivo, gli oggetti artistici, i risultati di una profonda ricerca e riflessione, il dialogo con il pubblico. Vengono presentate pratiche artistiche stabilite in territori confinanti tra stili e tecniche. Il protagonista fattuale predominante della mostra è la rappresentazione dell’intimo artistico, presente nell’espressione del sensibile, rivelato attraverso il lavoro di ogni artista, che svolge la sua attività, anche politica, semplicemente facendo il suo lavoro: l’arte. È in questo senso che la mostra acquista importanza.

Lo spettacolo mostra che nell’universo delle arti, il fattore socioculturale non è ciò che definisce gli attributi artistico-estetici delle opere, ma anche il potenziale creativo di coloro che le eseguono.

Pensare in modo curatoriale a una dimensione il cui nucleo dell’attuale produzione artistica è incommensurabile è alquanto stimolante. Esistono materialmente, ma sono completati solo internamente nel nostro processo di apprensione intellettuale e sensoriale. Le dissonanze sono molto presenti nell’arte e l’artista ribadisce i dilemmi del mondo di oggi. Parlano tanto del nostro senso esteriore di spazialità quanto della temporalità del nostro senso interno. Dilata queste domande e mostra un grande interrogatorio tra il transitorio e il permanente attraverso questa costante dialettica, viene installato un gioco di equilibrio e collisione di diverse realtà. Trovano la loro equivalenza poetica nel gesto che contiene l’esperienza dell’artista.

La connessione dei diversi oggetti d’arte di più artisti in questa mostra è il significato profondo della vita comune – asse dell’arte. L’arte è vita, nella vita, nei tempi mortali. È ossigeno, respiro, respiro e sopravvivenza rassegnata. L’arte è un potere e, in questo senso, ha un potere trasformante, incasina l’ordine, decostruisce per ricostruire, crea e reinventa una moltitudine di possibilità e reindirizza l’attenzione dello spettatore verso nuovi significati: gli oggetti irregolari che circondano e indicano uno scontro tra ordine e caos che allarga l’ascolto della contemporaneità a un’asimmetria del mondo.

Dall’esperienza sensibile esterna con gli oggetti, siamo portati a ridimensionarli internamente nella nostra immaginazione. Internamente, le nostre rappresentazioni vengono liberate da qualsiasi parametro misurabile o riferimento fisico comparativo. Il nostro sguardo a volte si comprime, a volte si espande, a volte trabocca di sintassi sbalorditive.

La mancanza di dimensione dell’idea, concepita ma non idealizzata, esiste e dipende dalla sua materialità, dalla sua presenza fisica, sebbene non sia esaurita in essa. È un ibrido di materialità e pensiero. L’opera d’arte è un modo privilegiato per rivelare la vita di tutti i giorni. E questa vita quotidiana, nelle tracce di Heidegger, diventa una comprensione poetica del mondo, mettendo in discussione la portata, la durata e la legittimità dell’arte.

Ogni momento che lo costituisce è di per sé una totalità autonoma, indipendente e completa. Ognuna delle sue fasi non sono parti che compongono un tutto. La divisione per parti, e non per i loro stadi, elementi, non ha autonomia, significa solo in funzione del tutto e, qui, ogni elemento è significativo in sé, autonomo e completo. Esistono diverse totalità che articolano un’altra totalità più ampia.

In un momento delle più diverse incertezze – anche nel regno dell’arte – questi artisti cercano ora di leggere le chiavi per la nebulosa, credendo nella capacità dell’arte di catturare lo zeitgeist mutevole dei nostri tempi. Indagano lo spirito di un tempo che, sebbene nuovo, sembra riecheggiare un passato non così lontano e familiare; Prova di catturare l’istante fugace.

Le opere degli artisti sono la presenza della loro assenza. Questa è la condizione di ogni opera d’arte: essere la scia dell’azione dell’artista. Le opere sono l’indice di presenza in assenza dell’artista, come le impronte. L’arte è un modo. L’arte è la strada. Pertanto, senza essere personalisti, poiché non sono sempre espressioni di una personalità, le opere sono personali, poiché portano i segni di un’azione individuale, determinata e voluta, frutto del desiderio attivo di agire nel mondo. Un deposito di esperienze periferiche che gravitano attorno alla decomposizione di un tempo sospeso, una compenetrazione di arte e vita.

È anche l’assenza dell’artista che consente la presenza dell’osservatore. È solo con l’assenza dell’artista che l’atto della creazione dell’opera si conclude, ottenendo la continuazione in un altro livello della creazione, nell’incontro con lo spettatore, che lo rifà nella sua ragionevole sperimentazione.

Questa ripetizione dal punto di vista dello spettatore è anticipata dall’artista. Questa anticipazione dei suoi effetti è il lavoro del concetto di lavoro. È in questo analogo gioco di presenze e assenze, artista-lavoro-osservatore, che il trionfo fa la sua dimora nell’arte.

L’occhio dello spettatore sarà così in grado di valutare e comprendere il lungo percorso intrapreso dagli artisti verso un posto tutto loro nella storia dell’arte. La diversità delle opere susciterà sicuramente nuove discussioni, sensazioni, riflessioni e rassegnazioni sull’arte e sulla vita contemporanea. Dopotutto, come dice Nietzsche, “abbiamo l’arte di non morire dalla verità”.


Geometria poetica di Renzo Eusebi

La ricerca geometrica associata al rigore matematico e la semplificazione della forma e del colore guidano una parte significativa dell’arte astratta di Renzo Eusebi.

Nello spazio espositivo, la mostra presenta 15 opere pitto-scultoree, oggetti artistici costruiti sull’asse semplice e complesso, composti da elementi in legno di forme euclidee con piani rettangolari e circonferenziali sovrapposti sequenzialmente su strati smaltati di colori primari.

Il suo lavoro è il risultato di indagini riflessive e sperimentazione artistica delle congiunzioni referenziali estetiche del costruttivismo, del suprematismo di Malevitch e del neoplasticismo di Mondrian.

La serie costruita non diminuisce i suoi dati fenomenologici, cioè la sua capacità, da un’economia di elementi o un semplice gesto, di disarticolare le certezze sulla tangibilità del visibile e inventare giochi di percezione che ci fanno immergere in un’inesattezza. sui nostri sensi.

Gli oggetti costruiti che stimolano il pensiero non sono facilmente identificabili, poiché transitano in un territorio che si trova tra il reale e l’immaginario. Eusebi sostiene la natura primaria dell’arte: consentire all’opera di essere un enigma eterno.

In questa esposizione percepiamo una generazione di intelligenza e sensibilità. La sua creazione artistica è più di una semplice produzione di oggetti. Una mostra è la visualizzazione dei risultati di un processo, un tempo e in molti casi una vita di ricerca. Fare arte è esprimere, attraverso il linguaggio, ciò che si sperimenta, è presentare loghi come telos in una bella retorica visiva.

Credo che una buona opera d’arte sia come un consiglio, un dialogo suggestivo con il mondo. E poiché ritengo fondamentale che questa dialettica sia una linea di pensiero libera per far passare le ambiguità e le inesattezze, continuo questo discorso attraverso un’opera che ha provocato un fugace rapimento della mia percezione: “Opera n.35”.

Il repertorio dell’opera è geometrico, tuttavia, una geometria legata ai movimenti costruiti dagli spostamenti, a volte diagonali, di alcune sue parti. L’intenzione poetica enunciata in tutto il lavoro non è la stessa di quella motivata dagli spostamenti degli elementi, ma piuttosto di spostare l’osservatore dal suo asse verso, immergendolo, per sperimentarlo.

Osservando una delle sue opere, proprio come vediamo la sua esteriorità ed espressione del suo pensiero plastico nel suo insieme, è possibile vedere l’intero percorso di costruzione che si è verificato nella sua esecuzione. Il rigore delle inseparabili forme geometriche della poetica costruttivista e la tavolozza ridotta con la predominanza di stelle di colori primari.

Le rappresentazioni geometriche generate dall’opera cambiano mentre lo spettatore fissa lo sguardo su alcune parti dell’oggetto. Nel tentativo di svelare quella composizione, siamo proiettati in un processo di “virtualizzazione” delle immagini. Ciò che è piatto diventa spazio; In alcuni momenti si osserva una dissezione ossessiva dello spazio: ciò che è apparentemente statico diventa movimento ottico, ciò che è il legno smaltato giustapposto diventa un groviglio di linee, rilievi e topografie che acquisiscono uno stato di potere moltiplicatore.

In alcuni casi, le sue opere costruiscono una tridimensionalità, creando nella mente di chi guarda un senso di spazio e profondità che non avviene sul piano fisico: si verifica sul “piano percettivo”.

Questa è la densità, la coerenza e la trasformazione di un’opera che indaga le relazioni non contraddittorie tra arte, scienza e intuizione. La mostra condensa una serie di funzionalità molto costose per Eusebi. Tra questi, sottolineo l’artigianalità, ovvero una produzione realizzata dall’artista stesso, che a sua volta merita una cura e un tempo molto speciali.

Segmentati in più moduli che giustappongono, osserviamo nelle opere la sottigliezza con cui Renzo Eusebi sembra far atterrare le varie lame di forme geometriche. Il suo lavoro crea forma nello spazio, oltre a espandere i confini tra pittura e scultura, creando fusioni. In questo caso, è la condizione del potenziamento di un corpo giocoso a scapito di un corpo macchina. Di divertimento sulla funzione.

C’è in tutto il suo lavoro la chiarezza di una ricerca impegnata per un pubblico. Siamo agenti di trasformazione del lavoro, mentre investiamo in noi. Il tuo lavoro è dedicato al reale e all’immaginario. Guarda come è costruito e posizionato nel mondo.

Il risultato finale è un insieme di opere palpabili e visivamente stimolanti che destabilizzano lo sguardo dello spettatore. Sono apparizioni visive che sfidano la percezione e provocano ugualmente il desiderio di toccarle, evidenziato nella trasformazione dell’idea astratta in un vero oggetto costruito. Allo stesso tempo, sono “elementi intrinseci”, rendendoli estrinseci, penetrano e ci alterano.


DIVERSIDADE E CONTAMINAÇÃO

Influenzato dall’estetica costruttivista, la mostra “DIVERSDADE E CONTAMINAÇAO’  esibisce ricchezza artistica per la molteplicità degli elementi, intersezioni di tecniche, diversificazione delle trame, frammentazione degli elementi e profusioni volumetriche. Propone la provocazione dei sensi e delle percezioni quando si osserva l’infinito di oggetti e il loro cromatismo e confessioni poetiche.

In questa mostra assistiamo alla comunione tra astrazione geometrica e organicità. La materialità di natura organico-industriale imprime significati e, In questa dialettica costruttiva stimolante, paradosso ripropone e costituisce l’ esperienza ottica sensoriale trasgressiva.

Data la diversità dei materiali presenti nella poetica delle produzioni dei due artisti contemporanei, diventa rilevante stabilire un approccio sulla diversità e la contaminazione presenti nell’arte contemporanea. Una volta che l’idea dell’arte contaminata aiuta a pensare alla pratica che stiamo sviluppando, partiamo da una riflessione critica che suggerisce un lavoro contaminato dall’aspetto, il corpo, indice dell’autore, profondità e impulsi emotivi concepiti come punto di coefficiente di intersezione tra le diversità poetiche trovate in astrazioni insolite.

Nello stesso senso, la produzione artistica contemporanea accetta la contaminazione causata dalla coesistenza di elementi diversi e opposti del dialogo tra loro. L’arte è un campo di sperimentazione che mescola la materia e spirito, ispirazioni e aspirazione, memoria, passato e presente, razionalizzazioni e tensorialità, oltre all’artigianato.

Dall’osservazione critica, è possibile evidenziare una pratica artistica reciproca che contamina al confine le loro distinte orbite culturali e universi artistici, permettendo all’unicità di elementi ed esperienze di essere i conduttori di pluralità poetica. Quindi la contaminazione discute i suoi limiti, sensi e forza trasformativa.

Tenendo conto del potere che l’arte ha sulle integrazioni umane, presenta una dualità che incarna e converge sull’unicità i suoi discorsi di interiorità.

Di fronte a una bellissima contaminazione poetica di diversi elementi qui riformulato dall’aggiunta, dall’accumulo e dalla cucitura di colori, forme, trame, riflessioni e sentimenti che ci spostano da un luogo comune, stabilendo nuove storie visive, viviamo esperienze percettive sorprendenti.

Eusebi e Amaral ci invitano a goderci le loro esperienze sensoriali e le loro molteplici possibilità compositive generando campi sensoriali nuovi e sorprendenti per la pienezza dello sguardo.

RENZO EUSEBI

Artista di sensibilità costruttiva, Renzo Eusebi allinea il suo lavoro con l’arte migliorando un linguaggio basato sulla spazialità e nell’esplorazione dei movimenti attraverso forme disposte in un gioco impegnativo cromatico di derivazioni geometriche.

Negli ultimi anni della sua carriera artistica, la produzione di Eusebi percorre un cammino estetico fertile e trasformativo, con la poetica costruttiva come filo conduttore delle opere. Si può vedere nel suo aspetto riferimenti a quel dialogo con il suprematismo di Malevich, il neoplasticismo e il costruttivismo di Mondrian da Tatlin. L’artista segna il suo territorio con un’astrazione geometrica unita a colori che si accumunano elementi primari come elementi strutturanti e ordinanti del suo lavoro mette in discussione e aggiunge possibilità al trattamento ripetuto della superficie dell’opera.

Le componenti abbreviate ed essenziali della sua narrativa sono organizzate creando sfacciati raggruppamenti discorsivi plastici e contrappunti pittorici irrequieti e visivi. Facendo un uso borderline di materiali e supporti nei suoi esperimenti in modo espressivo, l’artista rivela la sua ricchezza e ampiezza giocosa di linguaggio plastico, in cui dimensioni e possibilità quasi inesplorate tra sensibilità e materia consolidano un’estetica differenziata, che conferisce una silenziosa grandezza lirica alle dimensionalità con cui lavora.

Allarga la latitudine del suo movimento per addizione e giunzione; unisce elementi antagonisti nel suo modo di lavoro e istiga il campo visivo attraverso un ritmo che, se nutrito dal rapporto tra forma, luce, ombra e colore, provoca incessantemente turni onirici di un venire e andare, un’esperienza meticolosa immersa che riattiva altri territori nel flusso della sua opera d’arte.

Il punto di passaggio dalla bidimensionalità alla tridimensionalità deriva dal volume di opere. I frame sono progettati come un’architettura di elementi geometrici nelle loro molteplici e docili possibilità compositive. I volumi geometrici, modulati e seriali sembrano avere una domanda sorgente: un insieme di elementi astratti combinati ripetuti sistematicamente, rivestito con infinite variazioni di colore primario su di essi costruzioni di base che presentano incredibili combinazioni visive.

Eusebi consolida l’interesse nel creare esperienze che evocano a tempo particolare nell’osservatore. Questa procedura precisa ma sottile di gestione artigianale propria, stabilisce un equilibrio, domina e valorizza la luminosità indeterminata e sembra trovare una serenità inaspettata, come se sì, calmasse l’irrequietezza dell’anima e spingendoci a Irresistibile immergersi nell’atmosfera dei suoi bellissimi spartiti visivi.

MARCUS AMARAL

Con uno sguardo poetico sensibile ai frammenti di oggetti inutilizzati, Marcus Amaral, collega l’ingegneria alle belle arti, rompe il tradizionalismo spostando materie prime e attrezzature dal loro solito habitat per produrre ricchi e rassegnate composizioni artistiche, dando vita alle emozionanti sculture su tela.

Elementi come legno, fili, ferro, carbone, carta, giornali e riviste sono riuniti per creare una serie di disposizioni tridimensionali con trame e impressioni sensoriali che sfidano lo spettatore a ripensare i sensi e l’assegnazione degli oggetti e forme infinite con una visione artistica che contraddice la realtà.

Attraverso l’evidente influenza estetica di Generazione 80, l’artista presenta risultati della sua ricerca artistica, opere inedite che mettono in tensione il rapporto tra ragione e sensi.

Il processo di produzione di Amaral va oltre un’intensità comune. Lui brucia incolla, incrocia, taglia, cancella, svuota e riempire non solo l’oggetto, incenerisce il contrappunto comune a una consacrazione del discorso nelle sue opere. Il fuoco di Amaral  decostruisce e ricostruisce, ma non distrugge. È un elemento igneo costante in processo di concepire la vita delle sue opere e aiutare l’artista ad estrarre il vigore di potenziale plastico di insolita materialità, che di solito non vediamo valore nei suoi attributi estetici come carta e legno bruciato. Il dono dell’ingegno e l’osservazione forniscono un aspetto e una sensazione ispiratori costanti senza ovvietà.

Durante la sua carriera, l’artista integra sperimentazione continua e aumenta fare ingenue innovazioni tecnologiche rudimentali in una produzione veloce che valorizzato i processi artistici e le finiture rustiche. La sua sperimentazione sovversivo copre immagini, tecniche, gesti, forme, colori, bi e tridimensionalità, nonché supporti diversificati. Produzione influenzata Arte brasiliana saldamente e definitivamente, aprendo la strada alla nostra contemporaneità.

Basato sul principio che qualsiasi materiale può essere incorporato in un’opera, di collage sono adattati alla peculiare tecnica dell’artista dando vita e nuovo significato a assemblaggi pieni di originalità. L’osservatore gode di una bella retorica visiva.

Patricia Toscano – Curadora e Crítica de Arte