Piero Tartaglia – Actio ab origine

MOSTRE, TIVOLI, OTTOBRE 2009

L’Archivio Piero Tartaglia, in collaborazione con il Comune di Tivoli e Assessorati Cultura e Turismo, venerdì 23 ottobre alle ore 11.00, presenterà la conferenza stampa della mostra personale del Maestro Piero Tartaglia, a cura di Lucrezia Rubini. A seguire nello stesso giorno verrà aperto il vernissage alle ore 18.00, la mostra proseguirà fino al 5 novembre. La presente mostra, a poca distanza dalla scomparsa dell’artista, avvenuta lo scorso anno , è solo una tappa di una serie di manifestazioni, curate e fortemente volute da Riccardo Tartaglia ‐‐suo figlio e art director della Galleria omonima di via XX Settembre a Roma, che era stata lo studio di Piero‐‐, che si sono svolte già a Trieste, Spilimbergo, Udine, Venezia ecc. e che continueranno in paesi italiani e esteri come Brasile, Argentina, Perù ecc., volte a far conoscere la preziosa testimonianza di uno dei più grandi interpreti del panorama culturale e artistico del nostro Paese, che ha saputo proporre un linguaggio autonomo e propositivo, a partire dagli anni Cinquanta.

Piero Tartaglia, considerato il fondatore del movimento del Disgregazionismo geometrico, nasce a Civitavecchia il 5 ottobre 1933. Già dagli anni Cinquanta si avvicina con consapevolezza al linguaggio astratto, che costituirà il cardine della sua ricerca, con un respiro internazionale, aderendo nel 1951 alla corrente “ The European Group”, fondata da Serge Poliakoff, con Karel Appel, Santomaso, Lucembert, Corneille. Proprio nel 1950 l’artista apre il suo studio in via XX settembre a Roma, ora sede della Galleria omonima, conosciuta col nome di “Pierry”, ed è a partire da questi anni che comincia ad elaborare l’estetica del Disgregazionismo, accogliendo attorno a sé giovani artisti. In seguito l’azione dell’artista sarà tesa sempre più verso un linguaggio autonomo, rispetto per esempio alle facili attrazioni politiche, coerente a se stesso sul piano morale, anticonformista e di protesta‐ per esempio con la provocazione, alla Biennale di Venezia del 1953, di presentare in piazza San Marco una carcassa d’auto crivellata di colpi. Il Nostro è sempre stato un Uomo, prima che un artista, che ha avuto il coraggio di portare avanti un percorso di ricerca difficile, che pure, va detto, è stato apprezzato, mediante riconoscimenti elargiti sin dagli anni Cinquanta, mediante numerosi e prestigiosi premi internazionali e onoreficenze – era “Decano” dell’Accademia per le Arti Figurative di Roma, fu “Accademico ad honorem” dell’Accademia Tiberina, ricevette l’Oscar d’Italia per la Ricerca Artistica nel 1993, per citare solo alcuni titoli. L’azione di rottura contro le convenzioni, atto morale profondo e sofferto, ha fatto di Piero Tartaglia un artista solo apparentemente isolato, perché lontano dai clamori salottieri borghesi, ma invece coerentemente propositivo di valori nuovi, rinascenti talvolta dalla tragedia stessa. E’ il caso dell’opera “11 settembre”, che affrontando una tragedia umana indicibile, ha saputo sublimarla in un’esplosione cromatica, salvifica, di vita rinascente dalle ceneri, di ricostruzione derivante dalla frattura, che solo l’arte, attraverso la sofferenza dell’”uomo‐solo‐artista”, può recuperare alla speranza nella coscienza collettiva. L’estetica del Disgregazionismo di Piero Tartaglia, che oppone il trionfo costruttivo del Colore, sulla Forma convenzionale‐‐ ormai ingenuamente, velletariamente ed anacronisticamente mimetica della realtà‐‐, va recuperata, studiata, fatta conoscere, affinché si affermi la consapevolezza dell’eredità lasciata dal grande artista, che sta a noi saper leggere ancora come patrimonio dell’umanità e occasione salvifica per l’uomo odierno: strumento di riorientamento e ricostruzione, esigenza diffusa a cui l’arte di Piero può fornire ancora risposte. In tal senso la mostra tiburtina costituisce un’occasione unica per la città di Tivoli e dei suoi cittadini, che possono incontrare un grande artista, la cui ricerca sarà testimoniata in modo esauriente da opere varie per tecnica e dimensioni, esposte con ampia diacronia. I colori sgargianti e carichi di energia, la disgregazione che ricompone le forme in un linguaggio dai codici sintattici apparentemente sconnessi, sapranno offrire, anche all’uomo comune e non addetto ai lavori, un ritrovato senso dello stupore e della poesia, grazie agli strumenti analogici di un linguaggio inedito, che ci permetterà di riconoscere una realtà inusuale, eppure sempre presente in noi.           Lucrezia Rubini

 

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