Piero Tartaglia – Fondatore del Disgregazionismo

MOSTRE, MILANO – DICEMBRE 2006

Martedì 5 dicembre 2006,presso la galleria EDE ART di Corbetta (MI), in collaborazione con la galleria Tartaglia Arte a cura di Adelinda Allegretti, è stata inaugurata la mostra personale dell’artista Piero Tartaglia il “Fondatore del Disgregazionismo”

Sono state esposte 20 dipinti, oli e tecniche miste di medie e grandi dimensioni dalle tendenze astratte e informali che elaborano il colore come in un patchwork fatto di segni liberi che evitano visibilmente il problema del rigore.

“Fondatore del Disgregazionismo” , come riporta il titolo della mostra, è una creatura architettonica di Piero Tartaglia;  usa questa architettura non come denuncia moralistica, ma come capacità lucida dell’utilizzo dell’impossibilità stessa nello stravolgimento possibile di un linguaggio, dove nulla è impossibile ma tutto diventa oggetto di una messa in immagine.Nelle sue  tele avviene una vera e propria esplosione di colore, che cattura l’attenzione e l’animo dello spettatore, anche il più inesperto, il quale diventa il protagonista di una nuova dimensione senza forma, in cui sono i colori irruenti a dettare le regole.

E’ lui il fondatore e caposcuola  riconosciuto dalla critica mondiale che si assume la responsabilità della riedificazione dei valori costruiti e da costruire.

La mostra durerà fino al 7 gennaio 2007

Sublimazione. Se c’è un termine che possa cercare di fornire una chiave di lettura per le opere di Piero Tartaglia è proprio questo. Sublimazione dell’oggetto, del quotidiano, della realtà che ci circonda, delle emozioni che ci offuscano la mente o che attanagliano il cuore, dei ricordi che balzano alla memoria, della paura. Sublimazione di ogni aspetto della vita. Dietro ogni opera d’arte prima dell’artista c’è l’uomo – che vive, sente, a volte gioisce ma molto più spesso soffre – , ma quando ciò che gli antichi chiamavano dionisiaco prende il sopravvento, quando la divinità si impossessa dell’anima umana, travolgendola ed annientando ogni rigor di logica, allora è l’Artista ad emergere ed a divenire egli stesso un demiurgo. E nelle opere di Tartaglia questo scarto tra quotidianità e sublime è talmente evidente che quasi si rende tangibile. L’azione della pennellata, la ricchezza cromatica, le forze centrifughe e centripete che si ostacolano a vicenda creando un’esplosione di energia che la bidimensionalità del supporto a stento riesce a trattenere, contribuiscono a rendere viva, palpitante ogni sua creazione.

Difficile non rimanere emotivamente coinvolti dai lavori di Tartaglia, come pure immaginare che, almeno in origine, il bianco ha regnato, candido ed incontrastato, su quelle stesse tele che ora sono dominate da una ricchezza cromatica e materica ottenuta grazie all’utilizzo di oli e vernici. Pochi i titoli che accompagnano il corpus delle sue opere, a voler guidare la visione e la percezione del fruitore, che invece altrove è volutamente lasciata libera di cercare un senso personale: I cedri del Libano in cui addirittura si leggono con evidente nitidezza le foglioline verdi degli alberi, Naufragio dove, proprio partendo dal titolo siamo spinti a ricercare la forma della nave ed i volti della disperazione – e quanti se ne trovano! – , Presenze, in cui lettere dalla silhouette scura dominano lo spazio con la loro ingombrante presenza fisica – è l’uomo, essere comunicante per antonomasia? –.

Un’ultima considerazione sulle opere più recenti qui esposte, datate 2006 e caratterizzate da un formato ridotto (di 60×60 cm appena), che contribuisce a renderli dei piccoli e preziosi gioielli. In Fu forma una sorta di scuro triangolo si incunea in una massa magmatica dagli effetti quasi metallici, e ne viene fagocitato. È la sublimazione, per ritornare a noi, della paura. L’Arte vince su tutto. Ed il circolo si chiude.                                       Adelinda Allegretti

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