Yayoi Kusama

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Yayoi Kusama (Matsumoto, 22 marzo 1929) è un’artista giapponese.
Yayoi Kusama nasce nella prefettura di Nagano a Matsumoto nel 1929[1]; era la più piccola di quattro figli nati da Kamun e Shigeru Kusama.

Cominciò a fare arte dalla tenera età di 10 anni, sin dall’infanzia ha sempre dipinto dei punti ma c’è un particolare che si cela dietro; Kusama dice che quando disegnava da bambina sua madre arrivava da dietro e le strappava i disegni dalle mani e quell’isteria e panico ha influenzato il suo processo creativo portandola a concludere in maniera rapida e furiosa il disegno prima che le potesse essere strappato via come faceva allora la madre.

Ad un certo punto la madre le disse che se fosse andata a scuola di etichetta le avrebbe fatto frequentare la scuola d’arte lei accettò ma a scuola di etichetta non ci andò mai, frequentava solo quella d’arte e questo fece infuriare molto la madre che per lei preferiva un ruolo diverso.

Studia la pittura nihonga, uno stile di grande rigore formale.

La famiglia Kusama aveva un impianto di semi con vendita all’ingrosso, vendevano verdura, semi, e piante; la loro azienda era molto consolidata nell’intera regione.

Lei dice che iniziò tutto quando si ritrovò in un campo di fiori nella sua fattoria, lì successe qualcosa che le provocò un trauma: “C’era una luce accecante, ero accecata dai fiori, guardandomi intorno c’era quell’immagine persistente, mi sembrava di sprofondare come se quei fiori volessero annientarmi”

Da quel momento l’artista cercò di riprodurre nelle sue tele quell’esperienza in diverse maniere, nelle tele si vede come un esperienza di perdita nel proprio ambiente fisico della propria personalità in uno spazio che si muove ad una velocità incredibile.

Un giorno Kusama passando per un negozio vide un libro con i dipinti dell’artista Giorgia O’ keeffee, e decise una volta visti di scriverle una lettera poichè la prese come una musa ispiratrice.

Nel 1958 si trasferisce a New York[3] grazie alla risposta alla lettera di O’ Keeffee ma anche attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell’epoca.

Arrivata a New York ha iniziato realizzando dipinti monocromatici su larga scala, per i quali ha rapidamente guadagnato l’attenzione critica.

All’inizio non fu facile poichè si trovata in una realtà dove l’arte era dominata dagli uomini, desiderava però esporre anche lei nelle gallerie ma non riusciva a varcarne la soglia, oltre che essere donna era giapponese e nessuno in quella società la prendeva sul serio; Lei dice:

“In quei primi mesi ero molto povera, realizzavo tanti quadri, ogni giorno disegnavo e dipingevo così potevo sentirmi realmente appagata, il mio unico scopo era quello di fare la storia dell’arte negli Stati Uniti, ormai non riuscivo a pensare a nient’altro. Quando ero in aereo vedo dei motivi riflessi nell’oceano e li ricreavo nella mia arte”

Ad un certo punto ebbe la possibilità di esporre alla galleria Brata dove nacquero altri artisti come ad esempio Franz Kline[4], era il periodo degli espressionisti astratti ma le opere di Yayoy erano molto diverse. I suoi quadri avevano una meravigliosa qualità tattile; il critico John Donn elogiò quei quadri e questo la rese più conosciuta.

Il suo lavoro si basa sull’arte concettuale e mostra alcuni attributi di femminismo, minimalismo, surrealismo, art brut, pop art ed espressionismo astratto accomunati tutti dalla tecnica dei pois.

Negli anni ’60 si dedica all’elaborazione di nuove opere d’arte, per esempio Accumulatium o Sex Obsession. A partire dal 1966 Kusama realizza numerose performance provocatorie e osé[5], dipingendo con dei pois i corpi dei partecipanti o facendoli “entrare” nelle sue opere. Ritorna in Giappone nel 1973[6], dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali. Recentemente l’artista continua a rappresentare l’infinito attraverso sculture a tutto tondo e sale accessibili ai visitatori. Nel 1993 produce per la Biennale di Venezia un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche, che diventano un suo alter ego. Da questo momento Kusama inventa altre opere su commissione, per lo più fiori giganti o piante colorate. Le sue opere sono esposte in vari musei importanti a livello mondiale in mostre permanenti, come per esempio il Museum of Modern Art di New York, Walker Art Center nel Minneapolis, al Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo. Si fa conoscere dal grande pubblico per la collaborazione con Peter Gabriel nel video “Love Town” (1994), in cui tutte le sue ossessioni – pois, reticolati, cibo e sesso – finiscono nel mondo ipertrofico della canzone dell’ex Genesis. Ed un’altra occasione per aumentare la sua notorietà, l’ha avuta nel 2012 grazie a Marc Jacobs, direttore artistico Louis Vuitton, con il quale ha svolto una delle più grandi collaborazioni artistiche per la maison francese. Sono stati realizzati numerosi capi d’abbigliamento che riportano gli ossessivi pois, molto grandi e colorati. È stata realizzata anche una linea di borse Louis Vuitton, dove sono stati ripresi i modelli più iconici in cui la classica tela Monogram è stata sostituita con la ben più prestigiosa pelle Monogram Vernis Dots Infinity. Invece altre borse hanno subito un restyling più fantasioso dove i manici, la parte superiore ed il fondo sono stati realizzati in pelle verniciata Dots Infinity, mentre la parte centrale è in nylon Monogram. Insieme alle borse sono stati realizzati articoli di piccola pelletteria, quali portafogli, pochettes, portamonete che oltre ai pois riportano le zucche ed i nervi biomorfici, altri elementi caratteristici dell’arte di Kusama. Sono stati lanciati anche bracciali modello bangle, scarpe decolleté e ballerine, nonché teli mare, parei, e foulard. Dal 1977 la Kusama vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale. Dipinge quasi quotidianamente nello studio a Shinjuku.